Venerdì 24 aprile 15.30-18.30
Sala di Minerva – Piano Nobile, Reggia di Colorno 
Piazza Garibaldi – Colorno PR
3 CFP
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Nell’ambito della 31°edizione de Nel Segno del Giglio che si terrà alla Reggia di Colorno nei giorni 24-25 e 26 aprile dedicata alla figura di PINOCCHIO: Metamorfosi e Rinascita, in occasione dei duecento anni dalla nascita di Carlo Collodi, l’Ordine Architetti di Parma in collaborazione con il Comune di Colorno e gli organizzatori della rassegna propone, nel pomeriggio di venerdì 24 aprile un incontro dal titolo IL RESTAURO DEI GIARDINI STORICI

IL GIARDINO LUOGO DI METAMORFOSI

Il giardino è luogo delle metamorfosi soggetto ad un tempo lineare e ad un tempo ciclico. Nel tempo lineare il giardino una volta creato dalla mano dell’uomo, si sviluppa e cresce ed espande al massimo i suoi rami fino ad arrivare anch’esso al momento in cui è esattamente come lo intendeva chi l’ha pensato. Questo è il momento di massimo splendore del giardino. Da questo momento in poi, continuando a mutare a causa del tempo lineare che agisce su di esso, muterà la sua immagine in un’immagine diversa da quella voluta inizialmente. Invece il tempo ciclico che agisce nel giardino è un tempo che porta a ripetere i colori e i profumi del giardino più volte, secondo un andamento che è appunto ripetitivo ed è il tempo delle stagioni.  Non c’è risorsa collettiva ricevuta in eredità dalle generazioni precedenti, che appaia più transeunte delle architetture vegetali, sulla cui perenne mutevolezza siamo abituati a misurare il quotidiano trascorrere del tempo.

Il materiale vegetale che compone un giardino, proprio per il fatto di essere materia vivente e rapidamente mutante nel tempo, reclama dunque un’attenzione ancora maggiore della materia inanimata minerale di cui sono fatte le nostre architetture.

In questi palinsesti vegetali e minerali riposa l’intero insieme della cultura materiale depositata sui luoghi da tante generazioni. Tutti coloro che entrano in contatto col giardino, vi lasciano un segno, più o meno volontario, che si va a sovrapporre e a interagire col passaggio precedente. Quello che appare ai nostri occhi, non è nient’altro che l’ultimo suo stato, che conserva le tracce del passato. Nell’ultima forma del giardino sono contenute tutte le forme precedenti ad essa.

Il giardino è opera aperta, artificiale, pur essendo composta da materia vegetale, che richiede interventi continui da parte dell’uomo così come le altre forme di architettura. Il tempo quindi diventa un fattore, una componente essenziale nella progettazione, diventando un’opportunità e non una criticità.

Inoltre, è importante sottolineare che il giardino nel corso del tempo, acquista un’esistenza propria e chi interagisce intervenendo necessariamente su di esso negli anni, finisce per diventare progettista, aggiungendo e sottraendo qualcosa al patrimonio che ha ereditato, avendo il dovere di conservare questo bene materiale per trasmetterlo al futuro.

GIARDINI STORICI

L’Italia possiede un ingente patrimonio di giardini che risalgono al periodo compreso tra il XV e il XX secolo di oltre quattromila i giardini storici di cui esiste una schedatura in quanto sottoposti a vincolo, ad essi si aggiungono numerose altre realtà importanti completamente ignorate. Alcuni giardini sono unici al mondo, rappresentando un bene per l’intera collettività che occorre conoscere, studiare nei più diversi aspetti per poterli conservare, restaurare, tutelare e tramandare nelle migliori condizioni, anche in considerazione del fatto che la maggior parte versa in gravi condizioni di degrado. Nel secondo dopoguerra la distruzione del verde storico in Italia ha raggiunto purtroppo livelli notevoli, rendendo difficile la conservazione di ciò che rimane, nonché, spesso, estremamente problematico il restauro della componente vegetale residuale, una volta seriamente alterato l’equilibrio naturale esistente. L’insufficiente conoscenza del ricco patrimonio di parchi e giardini storici italiani ha comportato sino a tutti gli anni ’60, una mancanza di azioni specifiche di tutela attiva, atte a salvaguardare l’integrità degli elementi costitutivi, cosicché molte proprietà, gravate da sempre maggiori costi di esercizio e manutenzione, sono andate incontro a serie compromissioni

Evoluzione del concetto di restauro

Nel corso della storia le tematiche inerenti il restauro e la conservazione dei giardini si sono sviluppate attraverso un serrato confronto dialettico tra atteggiamenti pragmatici e differenti posizioni teoriche. Le prime importanti formulazioni sul tema della conservazione dei giardini risalgono al trattato di Antoine Dézallier d’Argenville, intitolato La théorie et la pratique du jardinage, che costituisce una precoce, ma interessante, riflessione sul tema del restauro. In esso, emerge l’importanza delle operazioni preliminari di rilievo dello stato di fatto, accanto alla necessità che i nuovi interventi non siano prevaricanti, secondo un principio alquanto moderno di “neutralità” Solo nel corso del XVIII e XIX secolo si afferma l’idea del giardino come “monumento”, da cui deriva un approccio al tema del restauro più propriamente scientifico e oggettivo.

Le Carte sul restauro

Le Carte sul restauro dei monumenti verdi costituiscono strumenti di fondamentale importanza, non solo per l’individuazione di linee operative di intervento più opportune nelle diverse realtà, ma anche per meglio comprendere l’evoluzione teorica dell’approccio al tema. Relativamente al vivace dibattito sul tema della riproposizione di interi giardini andati perduti, la Carta di Firenze pone delle linee ferme per impedire abusi, ribadendo con forza che “Quando un giardino è totalmente scomparso o quando sui suoi stadi successivi si possono fare soltanto delle congetture, allora non si potrà intraprendere un ripristino valido dell’idea del giardino storico. In questo caso l’opera, che si ispirerebbe a forme tradizionali sul luogo dove probabilmente era un antico giardino o dove un giardino probabilmente non era mai esistito, avrebbe i caratteri dell’evocazione o della creazione, escludendo ogni qualifica di giardino storico.

In ambito italiano, nel secondo dopoguerra, nonostante una generalizzata indifferenza verso il tema del giardino, l’orientamento in tema di restauro si è collocato su una linea di difesa scrupolosa di quanto trasmesso dalla storia. Gli interventi, anche migliorativi,

in senso compositivo e funzionale sono ammessi, purché condotti nel rispetto dei principi della “riconoscibilità” e “reversibilità” degli interventi, rinunciando a privilegiare un presunto disegno originale.

I problemi della conservazione e della gestione dei giardini storici sono attualmente nel nostro Paese gravi, trattandosi di monumenti la cui componente naturale rischia di deperire in un brevissimo lasso di tempo sotto la minaccia dell’incuria e dell’abbandono. L’inadeguatezza degli strumenti di salvaguardia e la mancanza di azioni mirate di tutela attiva sono la causa prima del progressivo degrado dei giardini. Un motivo di speranza è rappresentato dal crescente interesse verso tali tematiche a livello accademico, ma anche tra figure professionali, quali gli agronomi e i forestali, un tempo solo sporadicamente operanti nel campo della gestione e del restauro dei giardini storici. Compito di agronomi e forestali è abbattere, sostituire, curare e potare le piante, ma solo dopo una indispensabile e perfetta conoscenza del giardino che può derivare da una stretta collaborazione con altri professionisti, cosicché più competenze lavorino insieme in una ricerca corale. In tal modo, il fine del restauro non sarà quello della mera conservazione, ma la capacità di suscitare le stesse sensazioni ed emozioni volute dal progettista e destinate al committente, ai suoi ospiti e alla sua discendenza.