Venerdì 2 ottobre 15.30-18.30
Bistrot della Corale Verdi,
vicolo Asdente 9 – Parma
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A inaugurare in anteprima la prima edizione de Nel Segno del Giglio d’Autunno che si terrà sabato 3 e domenica 4 ottobre nel Parco Ducale di Parma, sarà venerdì 2 ottobre dalle 15.30 alle 18.30 il convegno GIARDINI RELIQUIARI, presso il Bistrot della Corale Verdi in vicolo Asdente 9.

I “giardini reliquiari” secondo il paesaggista francese Gilles Clément rappresentano una visione evoluta e urgente del giardino, concepito non più solo come luogo estetico, ma come uno spazio di resistenza ecologica volto a proteggere la biodiversità.
Ecco i punti chiave del concetto:

  • Custodi della vita: Il giardino diventa un “reliquiario” perché chiamato a custodire le specie vegetali e animali che rischiano di scomparire a causa dell’impatto umano e del degrado ambientale.
  • Risposta alla crisi planetaria: Questo approccio nasce dalla coscienza della finitezza del pianeta (il “Giardino Planetario”), in cui il giardino deve funzionare come un rifugio sicuro per la vita.
  • Responsabilità del giardiniere: Il giardiniere non è più solo un progettista estetico, ma un “responsabile del vivente”, interprete delle invenzioni della natura e garante di una diversità da cui dipende l’umanità.
  • Approccio “in movimento”: I giardini reliquiari si collegano alla filosofia del Giardino in movimento, dove si rispetta l’insediamento autonomo delle specie, lavorando il più possibile insieme alla natura e meno possibile contro di essa.

In sintesi, per Clément, il giardino del futuro deve integrare questa funzione di protezione, trasformando lo spazio coltivato in un santuario della diversità biologica. Il concetto di giardino reliquiario, elaborato da Gilles Clément, offre l’occasione per ripensare il significato del restauro dei giardini storici in un’epoca segnata dalla crisi ecologica e dalla progressiva perdita di biodiversità.
Se il giardino è oggi chiamato a divenire luogo di protezione del vivente, il restauro è chiamato a misurarsi con una realtà che non può essere ridotta né alla conservazione della materia né alla riproposizione di una forma storicamente determinata. Il giardino storico è infatti un patrimonio vivente, nel quale natura e cultura si intrecciano in un processo continuo di trasformazione. La sua identità non coincide con una configurazione immobile, ma con la permanenza di relazioni ecologiche, assetti spaziali, pratiche di cura, saperi e significati che il tempo continuamente modifica senza annullarne la continuità. Per questo l’autenticità non può essere ricondotta alla sola integrità materiale, ma deve essere riconosciuta nella capacità del giardino di rinnovarsi conservando la propria identità. In questa prospettiva, il restauro si configura così come governo consapevole della trasformazione, fondato sulla comprensione dei processi biologici, storici e culturali che sostengono il giardino. Il giardino reliquiario non rappresenta quindi soltanto una nuova categoria del progetto del paesaggio, ma invita a riconsiderare il fondamento stesso della disciplina del restauro. Oltre la logica della reliquia, il restauro si afferma come custodia del vivente: una pratica che assume il cambiamento non come minaccia da arrestare, ma come condizione da comprendere, orientare e trasmettere alle generazioni future.